Territorio

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Territorio2019-01-18T16:10:06+01:00

Il parco

Il territorio del Parco costituisce di fatto un “monumento europeo alla biodiversità”. Si tratta di un territorio di cerniera tra la regione euro-siberiana e quella mediterranea, in cui si localizza la montagna più elevata dell’Appennino che racchiude l’unico ghiacciaio dell’Europa meridionale. La posizione geografica, l’altezza raggiunta dalle montagne, nonché la differente geologia dei rilievi: calcari e dolomie sul Gran Sasso e sui Monti Gemelli, arenarie e marne sui Monti della Laga, determinano una straordinaria ricchezza di specie animali e vegetali, nonché una varietà di ecosistemi e paesaggi davvero unica. Il Parco ospita numerose specie faunistiche e floristiche esclusive di quest’area, inoltre gli animali più rappresentativi dell’Appennino quali il lupo, il camoscio d’Abruzzo, l’orso, l’aquila reale o il biancone che evocano con forza una natura primordiale e selvaggia.

La millenaria opera dell’uomo si è integrata in maniera armonica in questo superbo contesto ambientale arricchendolo ulteriormente. Antichi paesaggi agrari e pastorali quali i campi aperti, i mandorleti, i monumentali boschi di castagno, i geometrici orti fluviali, sono solo alcuni dei risultati del lavoro di generazioni di contadini e pastori. Ogni valle conserva ancora le sue antiche varietà colturali, gelosamente custodite come si deve a ciò che c’è di più prezioso dell’eredità dei padri. Si coltivano tuttora le lenticchie ad oltre 1500 m di quota, la pastinaca, lo zafferano, la solina, l’antico grano tenero conosciuto già in epoca romana, l’aneto o il coriandolo.

La fauna

L’animale simbolo del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga è il camoscio appenninico: grazie ad un progetto di ripopolamento a cento anni dall’estinzione dell’ungulato, si è provveduto a ricolonizzarne le montagne, dove oggi si contano circa 500 individui.

Il patrimonio faunistico dell’area protetta conta anche gli altri grandi erbivori, come il cervo e il capriolo. Predatore per eccellenza, il lupo appenninico.

Per quanto riguarda i mammiferi, sono presenti la martora, il gatto selvatico, il tasso, la faina, la puzzola, l’istrice, mentre alle alte quote vive l’arvicola delle nevi, un piccolo roditore relitto dell’ultima glaciazione.

L’avifauna comprende rapaci rari come l’aquila reale, l’astore, il falco pellegrino, il lanario e il gufo reale, ed alle quote più elevate il fringuello alpino, lo spioncello, la pispola e il sordone, presenti sul Gran Sasso con le popolazioni appenniniche più numerose; ed ancora la coturnice, il codirossone, il gracchio alpino e quello corallino.

I pascoli, le basse quote ed i coltivi tradizionali ospitano l’ortolano, la cappellaccia, il calandro, la passera iagia e l’averla piccola.

Le praterie d’altitudine costituiscono l’habitat della vipera dell’Orsini, che nel Parco ha la più consistente popolazione italiana. Cospicuo è il popolamento d’anfibi, con endemismi appenninici quali la salamandra dagli occhiali e il geotritone italico.

Sui Monti della Laga sono presenti la rana temporaria ed il tritone alpestre, specie che in tutto l’Appennino centro-meridionale, oltre che nel Parco, si possono osservare solo in una ristretta area della Calabria. Autentico paradiso per l’avifauna è il lago di Campotosto, che nel periodo autunnale si popola di migliaia di uccelli acquatici.

La flora

Con 2364 specie censite, il Parco Gran Sasso e Monti della Laga è una delle aree protette dalla maggiore biodiversità vegetale in Europa.

La componente floristica più preziosa è senz’altro legata agli ambienti delle alte quote, dove persistono i cosiddetti “relitti glaciali”: piante  endemiche come l’Androsace di Matilde, l’Adonide ricurva, la Viola della Majella, la Stella alpina dell’Appennino, il Genepì appenninico e diverse specie del genere Sassifraga.

Alcuni endemismi si riscontrano anche alle quote più basse, come nel caso del Limonio aquilano e dell’Astragalo aquilano, esclusive di quest’area. Inoltre in primavera si può osservare, alle pendici del Gran Sasso, la straordinaria fioritura dell’Adonide gialla, specie a lungo ritenuta estinta, che qui vegeta nella sua unica stazione italiana.

Se il Gran Sasso si caratterizza, in particolare nel versante aquilano, per l’estensione dei pascoli, i Monti della Laga si mostrano riccamente ammantati di foreste. Alle quote inferiori si tratta di querceti ed antichi castagneti impiantati già in epoca romana.

Tra i 1000 e i 1800 mt di altitudine si estendono le faggete, cui si associano il Tasso e l’Agrifoglio, mentre AceriTigliFrassino ed Olmo montano rivestono le forre. I Monti della Laga rivelano anche preziosi nuclei di Abete bianco e di Betulla, mentre tra i boschi ed i pascoli d’altura, un’atmosfera nordica viene evocata dalla presenza di un’estesa brughiera a Mirtillo.

Specie floristiche di grande interesse naturalistico si rinvengono anche nei campi coltivati secondo tecniche tradizionali, come il Gittaione, il Fiordaliso, entità floristiche rarissime come la Falcaria comune, la Ceratocefala e l’Androsace maggiore.

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