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Turismo2019-01-29T13:40:38+01:00

Amatrice è edificata sullo sperone roccioso che sovrasta la confluenza tra il fiume Tronto e il Castellano. Attorno ad essa sono distribuite in gran numero le frazioni o “ville”, attualmente 69, che in origine dovevano essere più di 90. L’impianto urbanistico della cittadina può essere collocato precedentemente all’epoca rinascimentale, visto il disegno della pianta che si snoda su 7 strade parallele curvilinee (caratteristica medievale) orientate lungo un asse est-ovest. La via principale più ampia è l’attuale Corso Umberto I, intersecate a croce da altre due strade.

Non mancano accenni medievali in alcune chiese e tratti dell’abitato: prima fra tutti la monumentale torre civica che pur subendo lavori successivi di innalzamento (1675) e consolidamento nei secoli successivi, è già menzionata nel 1293. Solo alcuni resti rimangono delle antiche mura che un tempo cingevano con il loro perimetro tutta Amatrice. Una testimonianza dell’antica cinta muraria si trova in un affresco datato 1492, rappresentante la Madonna in trono che sostiene la città di Amatrice, presso la chiesa dell’Icona Passatora. Lungo il reticolo delle vie diritte si allineano palazzi e palazzetti di una buona architettura dei secoli XVI, XVII e XVIII. Le testimonianze artistiche più rilevanti si hanno nel capoluogo e in alcuni santuari rurali e chiese situate nelle frazioni.

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Informazioni turistiche

L’amatriciana bianca è l’originale piatto dei pastori, semplice, povero, genuino, gustosissimo. Il pomodoro venne dopo come variante dei numerosissimi ristoratori amatriciani a Roma.

Con delibera 27/2015, il Comune di Amatrice ha formalizzato le ricette, sia della versione bianca, sia della versione rossa, in un Disciplinare di produzione De.C.O. Come chiaramente indicato nel disciplinare, non sono previsti né aglio né cipolla. Inoltre il Comune di Amatrice, col pieno supporto della Regione Lazio, nel 2015 ha iniziato il percorso, volto a ottenere il prestigioso riconoscimento europeo STG della salsa, per un’ulteriore tutela dell’originalità della ricetta. Come formato di pasta da condire nell’amatriciana originale, occorre rigorosamente usare quello degli spaghetti. Amatrice stessa si fregia del titolo di “Città degli spaghetti”, come impresso anche sui cartelli stradali di benvenuto, che accolgono all’entrata in paese.

Ricetta originale (dosi per 4 persone)

Ingredienti

  • 500 g di spaghetti
  • 125 g di guanciale
  • 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva
  • un goccio di vino bianco secco
  • 6 o 7 pomodori San Marzano o 400 g di pomodori pelati
  • un pezzetto di peperoncino
  • 100 g di pecorino grattugiato
  • sale

Esecuzione

Mettere in una padella, preferibilmente di ferro, l’olio, il peperoncino ed il guanciale tagliato a pezzetti, un quarto rispetto alla pasta: è sacro il guanciale, cioè la parte della ganascia del maiale, o non sono spaghetti all’amatriciana. Aggiungere il vino. Togliere dalla padella i pezzetti di guanciale, sgocciolare bene e tenere in caldo per farli rimanere più morbidi e saporiti. Unire i pomodori tagliati o spezzati a mano prima sbollentati per togliere la pelle. Aggiustare di sale, mescolare e dare qualche minuto di fuoco. Rimettere dentro i pezzetti di guanciale, dare ancora una rigirata alla salsa. Cuocere la pasta, bene al dente, in abbondante acqua salata. Scolarla bene e metterla in una terrina aggiungendo il pecorino grattugiato. Attendere qualche secondo e poi versare la salsa. Rigirare e, per chi lo desiderasse, passare altro pecorino.

Amatrice conta 69 frazioni, il suo territorio si estende per 174 kmq. È detta anche “la Città delle cento chiese”, molte delle quali sono ubicate nel centro storico, altre nelle tante “Ville” che ad esso fanno da cornice. Cento tesori, sparsi in un territorio vasto e articolato, tutte preziosa testimonianza di fede e di arte, di storia e di cultura sociale.

Tanti anche gli edifici di interesse storico, tanti i portali e le costruzioni d’epoca, nella maggior parte dei casi formati di pietre di fiume. Tra gli edifici storici vanno citati la Torre Civica duecentesca, che ha resistito a tutti i terremoti e che si può ammirare (momentaneamente avvolta da una struttura di legno e ferro che la protegge e purtroppo priva della sua cella campanaria) su Corso Umberto I. Sempre nel centro storico, Amatrice possiede le belle chiese di Sant’Agostino (quattrocentesca, con rimaneggiamenti nel corso dei secoli), di San Francesco (quattrocentesca anch’essa, di stile romanico ogivale con influssi gotici nel portale, con affreschi attribuiti in parte al pittore amatriciano Dionisio Cappelli), di Santa Maria del Suffragio. Ancora, il Museo Civico Cola Filotesio (già chiesa di Sant’Emidio, che prima del sisma raccoglieva le opere provenienti da tutto il territorio). Le altre numerose chiese presenti nel centro storico sono crollate, le loro pietre e i loro elementi architettonici sono stati prelevati e posti al sicuro, al fine di essere usati per una, speriamo rapida, ricostruzione.

Vi sono poi edifici di culto estremamente rappresentativi dell’arte del centro Italia anche nelle frazioni, tra i più preziosi c’è sicuramente il Santuario dell’Icona Passatora nella frazione di Ferrazza, interamente affrescato; quello della Patrona, Santa Maria di Filetta, a Rocchetta di Amatrice, anch’esso ricco di pitture murali; la Chiesa di Sant’Antonio Abate a Cornillo Nuovo con i suoi dodici riquadri dedicati alla vita del Santo e altre pregevoli pitture; il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Varoni; la chiesa di Santa Savina a Voceto con i suoi affreschi del Quattrocento attribuiti anch’essi al Cappelli; la chiesa di San Martino costruita (o forse ampliata) nel 1422 e restaurata nel 1479.

Questi sono solo alcuni esempi delle ricchezze artistiche che il territorio amatriciano possiede: ogni frazione conta almeno una chiesa, molte sono crollate dopo i terremoti del 2016 e 2017 ma molto è rimasto a testimoniare ancora la storia di questa terra.

Realizzato nell’ambito del progetto “Le Porte del Parco”, il percorso turistico-ambientale del “Parco in Miniatura esprime la finalità di offrire al visitatore, attraverso un sistema integrato di elementi identificativi, una rappresentazione evocativa del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. La riproduzione è stata collocata nell’area dell’ex giardino pubblico, riqualificata allo scopo di divenire ambito significativo delle specialità ambientali del Parco, secondo i dettami del finanziamenti APQ7, che ne ha consentito la realizzazione.

Dopo il sisma, il Parco ha subito numerosi danni. Un gruppo di Comuni della Garfagnana ha voluto quindi fare una raccolta fondi al fine di restaurare il Parco in Miniatura, che oggi torna nella disponibilità della popolazione arricchito dal Campanile della Resurrezione, voluto dal Mibact, che reca sulla sommità cinque campane di altrettante chiese andate distrutte nelle frazioni di Amatrice, e da alcune miniature che riproducono le chiese più importanti del territorio.

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